Viaggio nelle Isole Greche dello Ionio in bicicletta (PARTE 2)

Oggi giornata di trasferimento. Stamattina non ho proprio fatto fatica a rimanere a letto e mi sono alzato anche un po' più tardi del solito. Però una passeggiatina per Nydri me la sono fatta. Il suo porto ha una caratteristica che lo rende estremamente sicuro. Osservando dal molo la costa di fronte, che dista circa 3/400 metri, si è portati a pensare che possa trattarsi della riva di una   delle tante piccole isole presenti nella zona. Al contrario si tratta della continuazione della stessa costa del porto, ma per raggiungere la piccola cappellina, che si vede lì  di fronte, bisogna percorrere 10 km. È praticamente un fiordo che garantisce protezione naturale al notevole numero di imbarcazioni che d'estate qui cercano riparo e un posto tranquillo per la notte. In quella punta vi è una piccola cappellina, sovrastata da una croce luminosa che alla sera rischiara e fa da guida ai naviganti in quel tratto di mare. Incontro gli uomini dell'imbarcazione che ieri ci ha portato a spasso per le isole dello Ionio, saluto anche il capitano, anche se ancora in vesti borghesi e onestamente perde un po' quel fascino della divisa che sulla nave lo fa diventare il padrone assoluto. Kostas arriva 10 minuti prima con il suo furgone ma non ci trova impreparati. Avevo già smontato le ruote anteriori delle due biciclette e i bagagli erano al loro fianco. Carichiamo e via verso Vasiliki anche se qui in Grecia quasi tutti i paesi hanno due nomi, non ho ben capito perché, se per il problema della grafia o altro per esempio Vasillikii c'è chi dice Basiliki e vi assicuro che, già con la grafia greca non vado molto d'accordo, ma la possibilità di un errore e di trovarsi da tutta un'altra parte non è alquanto una possibilità remota

Sul molo del traghetto di Vasilliki, incontriamo altri ciclisti che aspettano il traghetto. Sono sicuramente molto più del mestiere di noi. Tra questi un medico belga con la moglie che, partito da Durazzo in Albania,   praticamente girerà tutta la Grecia in un tempo indeterminato, tre o quattro mesi, il che corrisponde al fatto che non ha a nessuno che aspetta a casa.

Dopo un'ora e mezza sbarchiamo Fiskardo, dove c'è Dionisis che ci aspetta col suo van. A causa di una mancanza completa di alloggi a Sami, sono stato costretto a puntare direttamente su Poros, che è il porto di partenza per il traghetto diretto a Killini, unica possibilità di raggiungere Zante per poterla visitare. Questo mi fa rinunciare ad una visita più adeguata a Cefalonia e soprattutto l'impossibilità di visitare Itaca. Non per questo Itaca mancherà nel nostro itinerario, in quanto ieri siamo sbarcati su una spiaggia e preso il sole nella terra di Odisseo.

Dionisis è molto disponibile e anche ieri ci ha dato una mano ed è stato molto paziente. Anche lui, attraverso le sue conoscenze, aveva tentato di trovare un hotel libero a Sami, ma evidentemente proprio non c'era nessun posto libero, non tanto perché ci siano tanti turisti, ma unicamente perché la stagione non è ancora aperta e gli hotel sono ancora chiusi.

Seguendo il tracciato che sta percorrendo il nostro autista Dionisis, mi rendo conto di quali difficoltà saremmo andati incontro tentando di affrontare queste strade di Cefalonia, onestamente penso che sarebbero state proibitive anche per me e non solo per Crristina. Inevitabili i discorsi riguardanti il periodo di guerra con i tanti italiani e greci uccisi dai nazisti dopo l'8 settembre 1943. È così gentile da fermarsi lungo la strada per mostrarci una delle meraviglie di Cefalonia, la spiaggia più volte nominata come la più bella del mondo: Paralia Myrtos. Rimaniamo incantati della vista dall'alto di cotanta meraviglia della natura. Sopra e sotto di noi, le tonalità di blù sono moltissime, peccato vederla solo dall'alto.

Arriviamo a Poros e all'Hotel Oceanis e capiamo subito di non essere arrivati in un luogo turistico, ma in un paese greco. Anche l'hotel è spartano,  ma accogliente, e ci sentiamo proiettati in un mondo diverso, più vicino alla vita di tutti i giorni dei greci. Cri ha fame. Vicino all'Hotel una taverna in cui riscopriamo il gusto del cibo greco, praticamente ordiniamo senza sapere cosa possa essere ma tutto ci è piaciuto un sacco.

L'hotel, dispone anche di una piscina che si raggiunge mediante una lunga scalinata. Cri si spiaggia su un lettino ed io parto per un po' di esercizio fisico in bici. Punto una spiaggia solitaria lontana circa 5 km. da Poros. Scendo a livello del mare, dovete sapere che la strada dove si trova l' hotel  si trova in alto sopra il paese e una coppia di ciclisti, che sta per arrivare a destinazione, fatica non poco ed io penso a che fatica mi toccherà fare per ritornare all'hotel.

La strada diventa  sterrata ed è insidiosa con grossi sassi da evitare e ghiaino appena posato e non pressato. Tutto ciò a volte rende l'equilibrio difficoltoso. Con attenzione raggiungo la deviazione verso la spiaggia. Non penserete sia stato così facile? La stradina che scende mi obbliga a lasciare la bici vicino ad un palo e continuare a scendere fino alla scarpata finale. Metto ancora più prudenza nell'affrontare rocce e terra smossa dal continuo passare delle capre nella scarpata fino a  mettere piede sulla spiaggia. Mettere piede è una mezza bugia, si cammina sopra un soffice tappeto di posidonia, affondando a volte con tutto lo scarpone. Scatto alcune foto e tento una ripresa subacquea. Il tempo vola quando sono immerso nella mie passioni. Risalgo a fatica la scarpata, sempre con prudenza, non c'è anima viva attorno, a parte piccoli gruppetti di capre. Riesci a salire sulla salita che porta all'hotel senza scendere, ma con uno sforzo notevole, usontuute le marce disponibili.

All'hotel ho la giusta pensata di togliermi gli scarponi in terrazza, per fortuna! Ora è tappezzata di posidonia.

Mi sto gustando lo spettacolo di qualche luce del porto del paese, niente sfavillanti led o neon colorati, solo qualche piccolo punto bianco sullo sfondo nero della montagna. Qui è Grecia.

Per chi è riuscito a leggere fino in fondo voglio dire, intanto grazie, poi che c'è un premio per chi per primo scoprirà una cavolata voluta in questi dieci giorni di Grecia. Non è un errore di grafia, stampa, o sintassi, ma una delle mie scemeggiate, ironica, buffonesca, ma dovete trovarla! Il premio? Il mio prossimo libro che fra poco pubblicherò: "VELO, VEDO E TORNO"

And the winner is..... Giovanna Lain, lei sì ha scovato la putanade!!! Ma attenzione qualche altro libro lo lascio in palio ancora fino a domani, intanto non svelerò la soluzione. Aiutino ulteriore che diminuisce un po' il premio, che sarà ancora un mio libro: era una barzelletta in voga negli anni 70/80.

Come si cambia idea su persone e situazioni della vita. Siamo arrivati qui in questo piccolo paese, molto probabilmente solo di passaggio per molte persone, serve solo per prendere il traghetto per Killini, ed eravamo quasi delusi vedendo l’hotel, l’unico aperto con un’unica stanza a disposizione, il malsicuro e goffo figlio dei proprietari alla reception, quando abbiamo visto la camera “agėe”, il letto più stretto del solito, insomma il pensiero andava ai due giorni di vacanza e che così sarebbero stati sprecati. Ma le realtà sono sempre ben diverse: ti affacci dal balconcino e godi di una vista spettacolare, non hai nessuno che ti rompe su ogni lato della camera, c’è la piscina, toccasana per tutti e due in quanto Cri si diletterà al sole, io potrò fare delle piccole escursioni in bici, anche se qui le salite sono assurde. Il cibo della vicina taverna è greco a tal punto che anche a qualche cittadino schizzinoso, come a volte siamo tutti noi, vien voglia di provare, la colazione inizialmente povera rispetto a ciò che trovi in forma ormai standardizzata negli altri hotel, qui stravolta in qualità. Infatti, le marmellate, di svariati gusti, sono fatte in casa con i frutti locali, interi e disossati; pere, uvetta, un piccolo agrume non identificato, more e altri frutti di rovo, dentro uno sciroppo al miele. Cristina mi ha fermato: “guarda che poi ti lamenti che ingrassi”. Peccato per i formaggi, la mia intolleranza al lattosio mi ha fermato, ma domani mi attrezzerò adeguatamente. La cosa più divertente è stata di aver messo nello stesso piatto i salumi (di due tipi mai visti in circolazione), nel piatto assieme alle marmellate. Nel trasferimento al tavolo, gli sciroppi si sono mescolati tra loro e per gravità ricoperto i salumi; quello che non strozza ingrassa, ma boni òstrega! Poi il letto, piccolo si, (non scatenate la vostra repressa fantasia in pruriginosi pensieri, abbiamo una certa, ragazzi!) ma ci siamo svegliati, nonostante la luce filtrasse abbondantemente dentro la stanza, venti minuti oltre l’orario solito, con un punteggio alto dell’app “ti misuro come dormi, paga che io ti faccio dormire meglio”.

Oggi il programma dice: sole per Cri, bici per me alla conquista di terre e mari sconosciuti! E allora via! Spiaggiata in piscina Cri, per prima cosa scendo al molo per informarmi degli orari dei traghetti per Killini; domani domenica ore 11.00 immediata coincidenza per Zante. E adesso via verso Skala la punta meridionale di Cefalonia che dista 12 km da qui. Intravedo in mezzo al mare una compagnia di canoisti, forse gli stessi che avevo visto ieri, che a duecento metri al largo seguono il profilo della costa pagaiando sulle loro canoe tutte di colori diversi tra loro. Bella idea anche questa per vedere il mondo, peccato che io non sappia nuotare, avrei potuto farci un gran bel pensiero. Trovo una interruzione della strada, non segnalata da Maps, ma come si farebbe in Italia, le poche auto e i ciclomotori passano ugualmente. Grossi massi sono ai lati della strada e sono anche precipitati direttamente in mare, ovvia di conseguenza la chiusura. Certo che per raggiungere Skala si dovrebbero fare più di 75 km e con tutte le montagne, anziché 12, in macchina forse si possono fare, in bici o a piedi un pelino più difficile. Su di un promontorio mi fermo e due coppie sopraggiungono a piedi. Il primo signore mi rivolge la parola in inglese, come comunemente si usa qui, e può succedere che poi si scopra di essere tutti e due italiani. Mi scuso del mio inglese disastroso e lui attacca dicendomi che sua moglie pensa che i ciclisti siano tutti matti, ma che a lui interessa sapere che giro sto facendo, da dove vengo. Racconto un po' dei miei giri e di me, e intervengono tutti e quattro nella discussione. Chiedo da dove vengono: "Londra". "Ecco perché capisco una bella percentuale di ciò che dite no come con i miei amici americani (Daniela, Toni, Jackie, John e molti altri) con i quali non capisco neanche mezza parola." Quattro fragorose risate, non molto british, ma ci stavano!!

Proseguo fermandomi ogni 100 metri a scattare foto e fare video. Giungo a Skala e la prima cosa interessante che trovo è il tempio più antico delle isole Ionie o meglio i suoi resti, risalente al VI secolo A.C. Vicino una chiesetta dedicata a San Giorgio con dei magnifici dipinti nell'iconostasi e nelle pareti. In centro a Skala, dove abbondano nuove costruzioni di lusso, villette e con bar e ristorante alla moda, vedo due ragazzini intenti a sistemare la ruota della loro mountaibike, ovviamente quella posteriore. Mi fermo e tento di fare qualcosa, ma dopo che l'avevano riparata, hanno montato la ruota gonfiata, così da non riuscire a farla entrare tra i due pattini del freno. Non ho strumenti adeguati con me per togliere il filo dei freni e soprattutto la bici non è mia. Cerco di spiegarmi e loro dicono che chiamano il papà: "Ecco mejo va là, ciama to pare, vara qua che rassa de man onte che me son fato". Proseguo fino a che la strada me lo consente, praticamente a capo Skala.

Scendo in spiaggia e metto a mollo le mie gambe per fare una ripresa subacquea, oggi dovrei essere stato bravo a ricordarmi tutta la giusta attrezzatura e le batterie essere cariche. La spiaggia è ampia, non come quella di Sottomarina una volta, tanti anni fa, ma sicuramente un centinaio di metri e lunga parecchi km. Tutta in sassolini piccolissimi e caldi che uso per asciugarmi i piedi. Comincio a tornare sui miei passi. La mia attenzione viene attratta dal cartello "villa romana", non me la perdo. Villa di dimensioni modeste divisa in 6 stanze, ma con un bel pavimento mosaicato. La villa è del II sec. d.C. ed è stata scoperta nel 1957. La strada a ritroso, oltre ad avere delle salite più impegnative rispetto a quelle dell'andata, mi invita a fermarmi spesso per fotografare avendo una luce più favorevole rispetto a due ore fa. Il traghetto di un bel colore giallo sta arrivando da Killini, è quello che prenderemo domani.

Recupero la spiaggiata e andiamo a pranzo nella taverna dove ci conoscono ormai e il nostro soprannome è "italiani". Provo un altro piatto nuovo, dolce di carne di Cefalonia, o almeno così l'ho interpretata. Somigliava al dolce di ieri sera, ma con la carne al posto di uva, semi e altra frutta secca. Va ben poteva andar meglio, ma ci stava.

Mi vesto da runner e vado in cerca di orchidee. Sono vicino ad una chiesa sulla collina con il cimitero, non si può  proseguire. Le campane suonano; un funerale e niente orchidee.

Cri è cotta a puntino, io prenoto per i traghetti e per i giorni a Zante. La giornata è completa.

Le 5.57, il sonno non c'è più, mi sa che il musaka di ieri sera ha lasciato il segno, è stata una notte un po' "trambustosa". Eppure il solito misura_sonno mi dice "sonno ottimale". Qualche rumore sotto nel porto. Il traghetto delle 6.45 sta facendo salire i primi camion e un autobus per portarli sulla terraferma. Il sole non è ancora sorto, ma a poco a poco le luci potenti sul molo diminuiscono la loro influenza luminosa per l'aumentare della luce crepuscolare che precede l'alba. Dal terrazzino della camera vedo lingue di tenui nubi, sono colorate di rosa, violetto, e arancio quelle che più si avvicinano al punto da dove sbucherà la palla infuocata. Ho 38 minuti per mettermi le lenti a contatto, radermi, scarponi e scendere l'ardua collina per raggiungere un promontorio in riva al mare che guardi verso est. Ce la faccio!

Il sole sbuca dalle montagne sulla linea dell'orizzonte oltre il limite visibile del mare. Penso siano alture del continente e non di qualche altra isola. Il primo raggio potente taglia in due il mare e mi costringe a lavorare con la macchina fotografica in manuale e giostrare su tempi e diaframmi per ottenere effetti di luce diversi tra loro. Sovrappongo alla macchina fotografica il cellulare in modalità video e riprendo tutta l'alba. È ovviamente una presa in diretta, ogni errore e definitivo, il sole ha nome Paganini e non ripete! Dopo l'esecuzione, soddisfatto,  mi dirigo verso il porto, Cri sta facendo le sue abluzioni mattutine e non voglio disturbarla prima delle 8 per la colazione. Voglio fare alcune foto a Poros con la prima luce, che è l'ideale per ottenere le migliori immagini. Al porto i pescatori domenicali si stanno radunando per salire sulla barca di amici per una battuta di pesca, oppure nell'unico bar per bere un caffè e parlare della settimana trascorsa, o di calcio, che anche qui sa unire o dividere, del resto come da noi: Olimpiakos o Panatinaikos? Destra o sinistra? Fascista o comunista? Anche qui così!

Ma al porto c'e anche uno spettacolo naturale che non può non affascinare. Un piccolo scoglio, niente di che, non paragonabile alla visione paradisiaca di Parga, ma la sua presenza impreziosisce tutto il paese di Poros. Anche nella stanza del nostro modesto hotel c'è un dipinto di un pittore di Argostoli che lo ritrae. Come può cambiare il significato di un masso. Se si trova a un km dalla costa è un pericolo da maledire, da bestemmiare se ci capiti dentro, che causa morte, che va segnalato in tutti i modi. Se è vicino alla costa identifica il paesaggio, lo caratterizza, viene amato, fa ricordare momenti passati lì vicino, qualsiasi sua immagine richiama un amore,   un dolore, un momento di silenzio con sé stessi, un infuocato tramonto o un fresca alba, momenti di poesia, di emozioni della propria vita.

Ritorno in hotel per la colazione e nel tragitto non può non colpirmi una casa, ma onestamente non so se chiamarla così. Ora vi spiego. È un condominio di qualche piano costruito sul fianco della collina. Il suo tetto deve essere stato piatto, probabilmente finiva ad essere al livello della strada che sale all'hotel, qui tutto è piuttosto in salita! Probabilmente qualcuno ha costruito "l'attico". Difficile definire lo stile: manieristico-green, ricycling art decò, va ben mi spiego meglio. Il lato ovest è caratterizzato da una vetrata composta da porte finestre e finestre, imposte di svariati colori, provenienti da demolizioni di altri edifici, fissate l'una all'altra, affiancandole, sovraponendole in modo disordinato, ma che alla fine crea un qualcosa con un senso logico, qualcuna con le tende, che non si capisce se sono ancora del precedente edificio o messe appositamente ad adornare. Sopra il tetto in lamiera un impianto solare per l'acqua calda, una canna fumaria arrugginita per una stufa. Non diverso il lato nord con delle lattine di olio a tappare dei buchi. Il lato est, che guarda verso il monte, ma è la presentazione della casa, ha decorazioni del balcone con delle mezze ruote a raggi azzurre e dei frontoni a semi cerchio sopra le porte usate come ingresso. Il tutto potrebbe sembrare opera di un pazzo, ma perché non di uno spirito artistico, forse in opposizione a tutto quello che stiamo distruggendo per riempire il mondo di cemento? Perché non potrebbe essere un grido muto di qualcuno che nulla può dire senza essere deriso? Non faccio a tempo a prendere informazioni su questa stranezza, su chi l'ha costruita, ma se la consideriamo un'opera d'arte moderna, quello è il senso, farci pensare.

Dal terrazzino dell' hotel vediamo il traghetto che sta arrivando. Carichiamo le bici e giù per la discesa. Veramente un bel traghetto, giallo fuori e molto moderno dentro. 

Arriva il secondo classificato del concorso, Renata! Dominio assoluto del quartiere San Francesco! Riuscirà il terzo ad affrancare altre zone di Vicenza? O sarà un forestiero?

Approfitto del tempo del viaggio per iniziare a raccontare la cronaca di questa giornata, così il tempo passa veloce, il mare è bello ma nel mezzo è sempre uguale e di delfini manco l'ombra. Arriviamo a Killini e cambio immediato di traghetto, l'altro sta già imbarcando, praticamente già pronto per la partenza verso Zante, Zacinto, Zakynthos o come volete chiamare questa isola. Appena addento il paninazzo, pranzo del giorno con salame, formaggio, pomodoro e uova sode, ecco la terza classificata: Isabella, l'oratorio di San Nicola si salva!! Lei ricorda perfettamente quando si pronunciava questa battuta la si finiva con ...... Fratello di Ciolanka Sbilenka! Ed ecco qui la soluzione!!! Tatatata!!!

Qui potreste alloggiare, è la casa del grande poeta greco Mika Telodogratis

Eccola qui la putanade: il grande poeta greco che affitta la casa "Mika Telodogratis" 🤣🤣🤣

In realtà è stata la casa del poeta greco Dionysios Solomos autore, tra le altre opere, dell'inno nazionale greco. Adesso mandatemi pure a quel paese!🤣

Eccoci a Zante! Rimontiamo in bici ed arriviamo all'hotel, uno dei pochi aperti anche qui. Camera moderna e molto bella, letto ampio, stanotte non saremo costretti a dire che romantico il letto stretto! Mio errore imperdonabile: nella scelta dell'hotel mi sono più orientato verso il fatto che avesse il ristorante e non controllato che avesse la piscina, devo rimediare. Vado a controllare la spiaggia qui sotto e che vediamo dal terrazzo. Sembrava peggio, vado a comparare un telo mare per Cri.

Nel farlo, giro alla scoperta di Zante e dei suoi monumenti. Sicuramente il più interessante è la casa di Ugo Foscolo, nato appunto qui, con anche un monumento con la sua disperata frase che conclude la sua ode a Zacinto, riferendosi alla sua "illacrimata sepoltura", immaginando che nessuno, nel luogo del suo esilio, verserà lacrime sulla tomba di uno sconosciuto a quella terra. La chiesa di san Nicola di Molos del 1560, uno dei pochi esempi di costruzione di origine veneziana sopravvissuto al devastante terremoto del 1953, che eliminò la storia e le sue testimonianze dalle isole ionie in pochi secondi, soprattutto quello che che era stato costruito durante il dominio di Venezia. Entro e la custode mi mette in mano una candela e mi dice di accenderla e piantarla nella sabbia del candeliere esprimendo un desiderio. Faccio un'offerta e il suo sorriso diventa più ampio. Chiedo dove si trovino le opere più antiche citate sullo scritto sopra il suo bancone. Arriva il vecchio custode, che in molte recensioni viene definito come un brontolone e che continua a gridare ai turisti, mi mette una mano sulla spalla e mi apre una porta della parte "segreta" delle chiese ortodosse, dietro l'iconostasi. Un crocifisso ligneo meraviglioso e una immagine della Madonna. Saluto e torno in hotel, ricambiano il saluto con evidente gioia, devo portare il telo mare a Cri. Passo per la piazza principale, e di chi è il monumento principale? Di Dionysios Solomos, proprio lui, che oltre ad aver scritto l'inno nazionale greco, è anche considerato il maggior poeta greco moderno. Bene per oggi tanta carne al fuoco, può bastare, cosa dite?

Significativa l'avventura della cena di ieri sera. Praticamente in questo hotel ho prenotato a mezza pensione evitando così,se troppo stanchi, di uscire per cena. Avevano confermato il tutto , ma poi se ne sono dimenticati. Hanno dovuto riaprire il ristorante, farci mangiare alla carta anziché a buffet. La comica è arrivata all’ordine, praticamente ogni volta che ordinavamo qualcosa, dopo un po’, l’incolpevole cameriera ritornava a dirci che quel piatto non era disponibile. Alla fine, con i piatti che erano fattibili, ci hanno riempito “come ochi”.

Stamattina, a colazione, una caciarosa masnada di cinesi invade la sala da pranzo. Giovani, vecchi, tante donne. All’inizio non siamo in grado, come sempre noi occidentali, di capire se siano cinesi o giapponesi. Il motivo è l’abbigliamento dei giovani, sembrano essere usciti da fumetti anime giapponesi. Tre giovanissime, in un tavolo appartato, sembrano la fotocopia di Sailor moon tanto che, alzatesi da tavola, una delle tre tenta di tirare giù di più la gonna plissettata senza riuscirci. Ogni tanto passa una coppietta e sembrano Mila e Shiro. Ma quelle che ci piacciono di più sono le vicine di tavolo. Una ascolta sempre e l’altra è una macchina infernale. Parla talmente veloce da sembrare una fono valigia che sta riproducendo un LP a 78 giri anziché 33 giri.

Indico a Cristina dove spiaggiarsi e parto per il giro impegnativo della giornata. Dovrò fare 70 km. con oltre 1000 metri di dislivello, per raggiungere il punto panoramica sulla baia del naufragio. Ma prima devo affrontare una strada che , dopo la piana che si trova alle spalle di Zante, a circa 15 km dalla partenza, inizia a salire di brutto. Non ho tempo per fotografare, prima devo arrivare alla mia meta. Trovo due minuscoli paesini una volta raggiunto l’altopiano a circa 400 metri di altitudine. Poi giù in picchiata verso point of view. Qui le scelte per fotografare sono due: o a pochi passi dal piazzale su di un piccolo balcone, sporgendosi, ma non è quello che cerco e che ho visto nei vari depliant. Però, nello sporgermi per fare la foto, sento chiaramente la sensazione del vuoto sulle gambe e nello stomaco, di quanto alto io sia rispetto al blu sottostante e quanto a picco siano le candide pareti di roccia che incorniciano lo stupefacente quadro.

Sono impressionanti anche i lavori di sbancamento che stanno eseguendo per costruire una stradina al posto del sentiero che porta ad uno sperone di roccia, leggermente più in basso del piazzale, ma che spingendo la sua punta un po’ dentro il mare, ti permette di avere una visione migliore della spiaggia con la nave.

Incrocio gli addetti ai lavori, che con le loro ruspe compiono manovre di sbancamento facendo danzare i loro mezzi sulla stretta stradina, a volte con mezza ruota nel vuoto mentre fanno l’inversione a U.

Dalla cima dello sperone la vista è incredibilmente impressionante da ogni lato o posizione. Con estrema cautela raggiungo la cresta e mi affaccio timidamente nel vuoto. Sporgo più che posso il braccio per fare alcune foto senza avere la certezza dell’inquadratura, o così o pomí. Ritorno sui miei passi per mangiare qualcosa e poi affrontare la salita più tosta della giornata, il km a ritroso che dall’altopiano mi ha portato al piazzale del punto panoramico.

Riesco a farlo quasi tutto in sella senza fermarmi, ma l’ultimo gradino è maligno e mi respinge facendomi mettere giù il piede, più correttamente facendomi bloccare, incapace di spingere fino in fondo il pedale. Raggiungo il culmine a 400 metri di altitudine e poi giù fino a Zakynthos.

Stasera sono veramente stanco e in questo momento mi è partito anche un crampo alla coscia, questi vecchi che si fingono giovani! Vi posto alcune foto significative e poi nanne.

Apriamo la finestra e troviamo un cielo grigio. Ecco perché il sole non è filtrato attraverso le tende svegliandoci. Fortuna ha voluto che ieri non sia riuscito a trovare una gita da fare intorno all'isola pur avedo girato tre agenzie. Disparati i motivi per cui non sono riuscito nell' intento. La prima agenzia,  con la barca più grande, vi  ritrovo il titolare a cui avevo già chiesto informazioni il giorno prima, e al quale avevo dato come compiti per casa lo studio di Vicenza, città del Palladio e sito Unesco. A malincuore, mi comunica che le escursioni, sia di martedì che di mercoledì, sono annullate per mancanza di numero "legale". Lo trovo, assieme alla moglie, mentre sta sfogliando su internet foto di Vicenza. Il sindaco dovrebbe darmi un premio per il mio lavoro di promotor!!!

La seconda agenzia mi dice di aver posti disponibili, nave veloce, prezzo interessante. Durante la prenotazione elettronica il tablet sembra essere impallato, non riesce a superare un passaggio del modulo di richiesta. Telefona al capitano che comunica che i posti sono esauriti, sia per martedì che mercoledì. Provo ad una terza agenzia che ha tutte le possiblità e disponibilità, il prezzo mi sembra caro e ci si deve imbarcare su piccole imbarcazioni, le dico che non fa per me. Deluso di non poter fare il giro in barca,stamattina mi son messo alla ricerca online. Trovi un giro piuttosto interessante con bellissime recensioni. Prenoto! Anche il prezzo è nella media, non ci sono molti dettagli se non che ti vengono a prendere con il pulmino direttamente all'hotel; bene! Non è tutto oro ciò che luccica, come dicono gli Zeppelin! Infatti mi arriva la conferma con la specifica delle cose comprese nel prezzo e quelle no. Intanto è un giro più in bus che in barca, la quale verrà a costare 25 euro a testa in più, sarà di piccole dimensioni visto che l'agenzia di riferimento è la stessa a cui avevo detto no per le barche troppo piccole. Insomma domani staremo a vedere e mi sa voi a ridere delle mie miserie umane!

La giornata è "insulsa", piove a tratti, sono ben stanco dal giro di ieri, le gambe sono mollicce. Andiamo a fare colazione e vedere cosa combinano i cinesi oggi. Non sappiamo dirvi se sono gli stessi di ieri, non vediamo Mila e Shiro e nemmeno Sailor Moon. Ma una di un cartoon non identificato, essendosi riempita all'inverosimile il piatto, si accorge che, ritornando al posto, per effetto del movimento qualcosa sta scivolando dal piatto. Non ci pensa due volte, ficca il muso dentro al piatto e con lingua e denti, recupera il fuggitivo prima che cada sulla testa di qualche connazionale.

Oggi giro negozi, o meglio vetrine, non abbiamo alcuna possibilità di aggiungere peso ai nostri bagagli, il mio telaio scricchiola sinistramente ad ogni piccola deformazione della strada, e aggiungiamo se possibile qualche museo o chiesa. Ma in Grecia il martedì è come il nostro lunedì, turno di chiusura dei musei. Ma la casa di Ugo Foscolo è aperta e ci accoglie una ragazza che parla un discreto italiano e la ringraziamo di questo. Ci spiega che la casa è stata ricostruita a seguito della distruzione subita da Zante durante i bombardamenti della seconda guerra mondiale, ma soprattutto dal terremoto dell'agosto 1953.

Tre scosse violentissime, che distrussero totalmente la città, solo 4 edifici resistettero alla violenza del sisma. Ma le vittime a Zante furono causate dall'incendio che si scatenò nella città dopo la terza scossa, la più violenta che raggiunse i 7.3 della scala Richter. La casa/museo è un insieme di omaggi moderni di artisti locali, riproduzioni di quadri famosi ritraenti il poeta, alcune sue prime edizioni di libri conservate in alcune teche. Il sorprendente, che continua a ritornare, quasi una persecuzione, è il poeta Solomos. Fu lui a effettuare la commemorazione funebre a Zante, nella chiesa cattolica di San Marco, non appena saputo della morte di Foscolo a Londra. Due poeti nati a Zante, il rivoluzionario italiano e il fondatore della lingua greca moderna, il quale scrisse le prime opere in italiano.

Visitiamo anche la Cattedrale ortodossa di Zante, vicina al nostro hotel, anch'essa ricostruita completamente dopo il terremoto. Il fascino bizantino pervade le chiese antiche e moderne ortodosse. L'accoglienza della candela per tutti è qualcosa che ti fa rifuggire dalla semplice visita turistica, ti obbliga a fermarti, pensare, forse ringraziare.

Propongo a Cri di fare un giro sul piazzale in alto sopra Zante da cui si può dominare l'intera città. È una escursione, che salendo le scalinate che portano sulla collina, ci rivela un volto più popolare di Zante, case basse, colorate, sicuramente non da affittare ai turisti. Ma frammiste ad essere alcuni ruderi, con tutta probabilità ciò che rimane della distruzione causata dalla natura nel 1953. Il castello veneziano sulla sommità è ovviamente chiuso. La veduta dall'alto della città spazia dal porto, con i suoi traghetti gialli, fino all'isola delle tartarughe.

Chiusura della giornata con l'ulteriore farsa tragicomica della cena della nostra mezza pensione. Va ben sopportiamo, il resto del viaggio è stato stupendo e abbiamo avuto le maggiori soddisfazioni proprio dove era tutto semplicità, dove non ti saresti aspettato nulla e invece lì abbiamo trovato il sapore più genuino del viaggio.

Oggi sveglia prima dell'alba. Abbiamo appuntamento alle 7.50 davanti l'hotel con il van che ci porterà a girare l'isola di Zante. Oggi abbiamo la possibilità di ammirare l'alba, il nostro balcone è perfettamente in linea con l'est, verso la Costa di Killyni dove approderemo domani. La solita nuvola sulla linea dell'orizzonte copre il sole nascente ma, a poco a poco, la luce si riflette indorando l'acqua del mare.

Alle 7,52 puntuale arriva l’autista e ci conduce alla prima visita su al piazzale dove eravamo stati a piedi ieri pomeriggio io e Cristina, cominciamo bene! Poi risalendo ci comunica che la prossima tappa sarà il punto panoramico sulla baia del naufragio, che avevo raggiunto in bicicletta lunedì, a riandiamo bene! Penso fra me e me che seguirà la strada che ho fatto io in bici lunedì. Invece, fortunatamente, compie un giro molto più ampio e paesaggisticamente più interessante di quello fatto da me, e devo anche dire che se avessi fatto questo, molto probabilmente sarei ancora a letto con la febbre e le gambe immobilizzate. Sto pensando su queste strade all’amica Paola e al suo “amore” per le strade contorte. Io, più semplicemente, sento la cioccolata della prima comunione ballare su e giù per lo stomaco, pur non soffrendo di mal d’auto.

Arriviamo al punto panoramico e noto che, in due giorni, i lavoratori acrobati sul ciglio del burrone hanno fatto passi da giganti nella sistemazione della nuova stradina così tanto agognata dagli operatori turistici, penso un po’ meno dai naturalisti. Noi ci siamo ben attrezzati con gli scarponcini per questa attraversata su roccia, altri sono in infradito, per noi è inaudito e pazzesco. Il colpo d’occhio è sempre notevole e anche Cri ne è rimane sbalordita, io ovviamente ho trovato da ridire sul fatto che quando sono arrivato io il tutto era più bello, non per la fatica, o per la conquista solitaria del luogo, ma perché essendo arrivato più tardi, il sole illuminava il relitto sulla spiaggia. Per fare delle foto decenti devo sovraesporre gli scatti. Ho anche salvato la macchina fotografica da una fine ingloriosa, in quanto mi sono accorto,nel mentre la sporgevo nel vuoto, che il bastone, sul quale l’avevo montata, si era rotto e sono riuscito a recuperarla prima che cadesse.

Tra una sosta e l’altra per piccoli negozietti lungo la strada, bar per i naturali pit stop di tutti, i vari punti panoramici, l’ulivo di duemila anni, il tutto con qualche migliaio di curve e tornanti, arriviamo ad una piccolo porto dove ci attende la nostra barca. Puntiamo gli occhi sulla barca dove altri stanno salendo, mannaggia é piccola, ma tutto sommato poteva andare peggio.

Infatti non era quella, ma quel vecchio barcone di legno che avevamo difronte, the very safety boat, come me l’aveva descritta la promoter dell’agenzia. Non possiamo tirarci indietro e poi il mare è calmo. Infatti la navigazione è meno travagliata del giro in van. Lo spettacolo è veramente incredibile, inimmaginabile. Le alte scogliere bianche precipitano vertiginose, quasi tagliate da un gigante con una enorme spada. Più ci avviciniamo alla baia del naufragio, più la scogliera si alza, più diventa verticale. Evidenti segni di frane recenti e passate fanno capire quanto pericoloso possa essere rimanere alla base di queste montagne sull’acqua. Ovviamente un simile tipo di roccia così friabile subisce l’influenza demolitoria delle onde e del vento, ecco il motivo di così tante grotte.

Arriviamo nella baia attesa. Lo capiamo dal vedere in alto, in controluce, tanti puntini come formiche camminare sulla cresta più di 200 metri sopra la nostra testa. È dove eravamo poco fa per ammirare dall’alto lo spettacolo. Approfittiamo anche di un momento di completa solitudine, la nostra barca è l’unica al cospetto del relitto. Viene naturale chiedersi, ma che fine hanno fatto i marinai, in che anno è successo, e a cosa servono le guide se non a questo? Anche se parla in inglese, qualcosa l’ho capito e parla proprio rivolto verso me, come se fossi coinvolto personalmente. Intanto diciamo che la sua versione è notevolmente diversa, per certi aspetti, rispetto la versione ufficiale che si può trovare su Wikipedia. Che sia una motonave turca di contrabbandieri, che nel tentativo di nascondersi dalla guardia costiera greca si riparano nella baia, ma a causa di un fortunale e della scarsa conoscenza del luogo, si incagliano nella sabbia, su tutto questo non ci piove. Da lì la sabbia circondò il relitto quasi inglobandolo un po’ alla volta. Il tutto ha contribuito a far diventare la baia una delle spiagge più fotografate al mondo. Ma veniamo alla versione della guida: sembra che a mettere in allarme i gendarmi greci, sia stata una soffiata della mafia siciliana per motivi di concorrenza, e che il carico non fosse solo di sigarette, pescate per molto tempo dai locali in mare, ma anche marjuana e hascisc, e la battuta finale della guida é che per sei mesi ci fu la penuria totale di “fumo“ in Grecia.

Il blu della baia è notevole, ma lo è anche la differenza tra la visione dall’alto e quella dal mare, sono due cose diverse, ma che devono essere viste tutte e due. Sulla baia da qualche anno non si può più sbarcare, vige il divieto assoluto proprio per il pericolo di frane.

Il ritorno al porticciolo di partenza è all‘insegna delle grotte e di particolare formazioni rocciose sul mare che hanno nomi che evocano la loro forma. Masso del delfino, testa di Poseidone e naturalmente tante grotte blu in cui il battellino riesce a far entrare a volte la prua e a volte la poppa. Pausa bagno in una bianca spiaggia e un mare dove le barche sembrano sospese sul nulla. Devono essersi passati la voce da Corfù in quanto una coppia di Olandesi mi mettono in mano il cellulare per far loro delle riprese finché fanno il bagno: contentissimi del risultato. Una delle grotte ha dato effettivamente l’effetto grotta blu, riflettendo sulla volta il blu dell’ acqua, non avevo mai visto uno spettacolo simile.

Pausa pranzo e poi alcune soste in baie nella parte orientale dell’isola, una in particolare con un forte odore di zolfo proveniente dalle rocce vicine.

É stata una esperienza appagante al massimo e da fare assolutamente e lo dico per gli amici che già ci stanno pensando. E ora mi tuffo nella soluzione dei problemi che si prospettano per la giornata di domani, giorno del trasferimento a Patrasso per poi prendere il traghetto di ritorno a Venezia, ma ce la fac cio!

Ho finito lo spazio altre foto sul link

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È l'alba capisco che questa sarà una giornata eccezionale per me. Mi sveglio dal troppo caldo un po' prima dell'alba, all'ora della pastiglia di Cri.  Sarà una giornata di trasferimento verso Patrasso dove domani sera prenderemo il traghetto per Venezia.

La vacanza è stata un vero successo a mio avviso. Divisa in due parti, quella pedalata, e quella fatta di trasferimenti "assistiti" con visite più approfondite dei luoghi meravigliosi in cui passavamo.  Carichiamo le bici dopo la colazione e ci dirigiamo al porto dove il traghetto sta già caricando. Puntuali arriviamo a Killini dove Spyros ci sta aspettando. Avevo prenotato un'auto a noleggio da lui, e poi avrei dovuto tornare a portagliela  una volta sistemata Cri in hotel a Patrasso. Di conseguenza avrei dovuto ritornare a Patrasso con l'autobus, utilizzando le poche corse da Killini e cambiando a Pyrgos, oppure farmi in bicicletta, da solo, i quasi 90 km fino a Patrasso. Questa sarebbe stata una buona  possibilità di rovinare tutta la vacanza. Comprendendo le difficoltà, Spyros si è proposto, con un modesto extra, di accompagnarci a Patrasso; la soluzione ideale e sperata.

Interessante chiacchierata, con il mio stentato inglese, con disparati argomenti, dal turismo, alle somiglianze dei popoli italiano e greco, Trump e Putin, e l'immancabile calcio, unico motivo, ormai conclamato con tutti i greci incontrati, della loro conoscenza di Vicenza: Vicenza , Paolo Rossi!  Mi chiede se io non soffro di dolori alle ginocchia. Sfodero il mio jolly; il miglio e le sue miracolose proprietà. Chissà quanti di quelli che mi conoscono si metteranno a ridere! Difficile fargli capire cosa sia il miglio, chiede anche l'aiuto da casa per risolvere il quiz. Gli giro la pagina dove viene spiegato cosa sia il miglio, spero non prenda qualcosa di velenoso.

L'hotel è diverso dai tradizionali. Un complesso di appartamentini con un frigo che vorrei avere a casa, arredamento nuovissimo ma in stile anticato. Bellissimi gli interruttori della luce. Sono rotondi con la levetta che si gira in ceramica come quelli di una volta, una vera chicca che dà un tocco veramente originale.

Decidiamo di visitare la vicinissima chiesa di sant'Andrea, la più grande chiesa ortodossa dei balcani. Mi immaginavo qualcosa di colossale, ma pur essendo grande, non raggiunge le dimensioni di un San Pietro o altre grandiose chiese nostrane. Probabilmente anche perché sono chiese che hanno come forma più il quadrato che quella allungata o a croce come le nostre. Non è una chiesa antica, è stata costruita dai primi del 1900 e completata negli anni 70. La particolarità dell'esterno sta nel fatto che la cupola maggiore è circondata da dodici cupole minori; non servono spiegazioni!

Mosaici, dipinti e icone ricoprono ogni dove della chiesa, ma nelle cappelle laterali a quella principale, ed è per questo che la chiesa è importante, ci sono le reliquie di sant'Andrea. Sulla sinistra per chi guarda l'altare, una grandiosa croce di sant'Andrea con all'interno il legno della croce dove fu martirizzato e a destra, in un tabernacolo argenteo, il cranio di sant'Andrea. La reliquia è stata fatta ritornare a Patrasso da Paolo VI nel 1964, probabilmente in riparazione delle predazione compiute secoli prima dai cattolici, a danno della città di Patrasso, con la trafugazione del corpo di sant'Andrea.

Uscendo accendiamo le candele che tutti i fedeli piantano sulla sabbia di grandi candelabri quando entrano in chiesa, rivolgendo una preghiera, un desiderio verso il Signore. Lì vicino, a lato, c'è una chiesa più antica sempre intestata a Sant'Andrea. Cri ed io , come vuole Manu, entriamo e vedo due giovani che baciano una  lastra di argento posta in orizzontale. Chiedo se quelle fossero altre reliquie di sant'Andrea, ma mi dicono che sono solo all'interno della chiesa maggiore, uno dei due mi spiega cosa è quello che ha baciato, ma il mio inglese deficita e non né capisco nulla. Però, li ritroviamo dentro ad una altra chiesetta vicina e ci salutano cordialmente chiedendomi se avessimo visto le reliquie del Santo.

Uscendo una donna anziana, seduta vicino al portone, ci regala un pezzo di pane. Vedo che lui accetta e lo facciamo anche noi. Chiedo cosa significasse il gesto e lui mi spiega che la chiesa è dedicata a San Giovanni evangelista e oggi è la sua ricorrenza, e che  nel ricordo dell'ultima cena, viene consegnato del pane benedetto.  Ringrazio ed esco assieme a loro che mi invitano a seguirli lì vicino, desiderano farci vedere qualcosa di speciale. Dietro alla seconda chiesa che abbiamo visitato, vi è come un capitello con delle scale che scendono. Sullo stipite e il piccolo Frontone delle inscrizioni in greco antico, una delle quali palindroma. So che tra i lettori di queste povere  righe c'è chi potrà leggerlo e magari renderlo disponibile a tutti. Ci invita a scendere e vi troviamo una effige di Sant'Andrea, una fonte da cui ci invita a bere e segnarci ed in fondo ad un cunicolo una croce di Sant'Andrea, e ci dice: questo è il luogo del martirio di Sant'Andrea: emozionantissimo.

Spiego loro che anche la mia chiesa è dedicata a sant'Andrea e che sono stato molto colpito dalla quantità di giovani vista in chiesa. Ci salutiamo e ognuno torna alla propria strada, ma come sono belli quest' incontri e ragionando con Cri ci  rendiamo conto di come ci vengono incontro loro , quasi senza cercarli. Da quando ci permettiamo di aprirci sempre di più al mondo, occorre fare poco, arrivano, in quantità sempre crescente, e cosa si perde a non capire che bisogna buttarsi, rendendosi conto di quanta gente buona c'è al mondo, ma non fanno notizia.Tuttavia anche loro, come te, vogliono fare sapere che sono al mondo per qualcosa di importante: condividere.

Giriamo per Patrasso ma tutti i luoghi di antichità sono già chiusi. Va ben proveremo domani. Al rientro arrivano i primi messaggi che annunciano l'elezione del Papa: avevo detto io che era una giornata speciale, un giovedì da Leone!

Ultimo risveglio in Grecia. Dobbiamo dire che questo hotel ha dei meriti notevoli nel tentativo di recuperare un vecchio edificio inizio del secolo scorso e arredandolo in stile pulito ma tradizionale. Cri ha notato che l’impagliatura delle sedie è fatta a mano, come tanti altri particolari che danno un. Certo tocco di raffinatezza , senza mai scemare nel khitch. Anche le prese di corrente e gli interruttori simulano quelli di una volta in ceramica rotondi. Anche nel ristorante cercano di fornire un cibo di qualità che, confrontato a quello di ieri sera, non ha paragone e “costa menos” come direbbe la pubblicità. A proposito del cibo di ieri sera, non sappiamo se sia stato quello, ma tutti e due siamo stati un po’ colpiti dalla maledizione del poeta greco Spyros Squarauz e abbiamo preferito chiedere un prolungamento dell’occupazione della stanza per non incorrere in problemi difficilmente gestibili non avendo più un punto di riferimento, una base fissa fini alle 22 di sera con la partenza della nave.

Un giretto io lo faccio lo stesso. A Patrasso esiste il secondo più grande museo archeologico della Grecia, dopo quello dell’Acropoli di Atene. Una bella camminata di 3 km e mezzo, passando per tutto il centro di Patrasso. Faccio una figura barbina, non capendo nulla dell’alfabeto greco, quando do per scontato che un grande palazzo moderno, con un murale alto alcuni piani a carattere ellenistico, non possa che essere il museo. Il portiere mi guarda stupito alla domanda : Museum?” È un palazzo privato e il buonomo mi fa cenno che il museo è il palazzo difronte. Ed effettivamente questo ha proprio l’aria di una moderna costruzione atta a contenere una simile attività. Si entra a fianco di una grandiosa cupola d’acciaio e lo faccio destreggiandomi tra un folto gruppo di ragazzini. Speriamo non facciano troppa confusione, penso tra me e me. E di confusione proprio non ce n’è all’interno, sono l’unico visitatore per tutta la durata della visita.

Nel territorio di Patrasso sono state scoperti vasi e urne cinerarie risalenti anche al XVIII secolo avanti Cristo e parliamo di Micenei e Achei. Spero di aver capito bene in quanto, le spiegazioni sono solo in inglese e in alcune sale solo in greco, perdonatemi! Comunque mi faccio le foto di tutte le didascalie in modo che, quando andrò a dare uno sguardo più accurato, potrò avere tutte le informazioni necessarie.

Senza nulla togliere alla collezione degli antichi greci, le cose più rilevanti, a mio modesto avviso, sono del periodo romano dei primi secoli dopo Cristo, con statue, e soprattutto pavimentazione musive di ville di potentati romani. Intelligente e molto scenografica la scelta di creare un percorso a ponte sopra le sale principali, in modo da offrire ai visitatori una visione dall’alto dei reperti musivi. Esco e mi dirigo, sotto un caldo asfissiante, al castello di Patrasso, che ovviamente, come tutti i castelli, si trova in alto.

Tanti, anche qui, i costruttori dai più antichi, ai più recenti ed è difficile capire fotografando a quale epoca possa riferirsi un mastio, un muro, un merlo. Scendo e mi reco dal fruttivendolo per eseguire l’ ordine di Cri, due banane non troppo mature. Vi aggiungo anche due limoni, ma devo chiedere alla commessa se quelli che ho in mano siano effettivamente dei limoni. Le loro dimensioni sono tali che sono enormi anche per essere dei pompelmi o dei cedri.

Cri si sente un po’ meglio e decide di mangiare. Le pietanze del ristorante del nostro hotel si sono rivelate perfette ed equilibrate, ovviamente non adatte a chi volesse riempirsi la pancia, ma al contrario determinati ristoranti chiccosi, qui i prezzi sono assolutamente popolari, inferiori anche a quasi tutti i ristoranti che abbiamo frequentato in Grecia. Per dire, stamattina spremuta d’arancia, che non è che capiti molto spesso, crostini al salmone, yogurt greco con granola fatta in casa e una barretta al miele di semi fatta in casa anche quella, caffè decaffeinato per i deboli di nervi! Eramai il nome dell’hotel, che mi sembra in greco antico significhi qualcosa come amare ardentemente. Bravi!

Ci facciamo un giretto ancora alla chiesa di sant’Andrea, ci ha proprio affascinato, e soprattutto per vedere dovviamo scoprire il mistero di quella lastra argento orizzontale. Non c’è nessuno che lo sappia o che parli inglese. Solo una signora mi fa cenno che dentro c’è una parte della mano del Santo. Ma non mi convince, in definitiva non sono riuscito nel mio intento.

Ora siamo arrivati al traghetto. Dopo un controllo tipo aeroporto, a noi e alle biciclette, saliamo a bordo passando davanti a tutte le auto essendo considerati pedoni. Ci aspetta un giorno e mezzo di viaggio, in una cabina senza finestre. Di notte non ci sarà alcun problema, ma di giorno penso passeremo molto tempo fuori a guardare se si vedono le varie coste che passeremo. Buonanotte a tutti.

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Wow…
Great post, my dear friend @P_LAVARDA
I’m attending your post after some time…
Thanks for your breathtaking photos.
Of course, honestly I glanced through the narration as it is a bit lengthy.
Sincere, Hi to Cri, please.
Best wishes to you both
:handshake::sparkling_heart::+1:

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Ciao @TravellerG grazie per il tuo commento. Si immagino sia lunga come narrazione, ma sarebbe stato altrettanto lungo fare 17 pubblicazioni tra la parte 1 e la parte 2. Sono stati 17 giorni di viaggio e ogni sera come mio solito scrivevo il resoconto della giornata. E’ stata veramente una bellissima avventura.
Ciao e grazie amico mio!
Paolo

Wow… writing report everyday, after a long cycling day!?
Hats off to you, my dear friend @P_LAVARDA
Best wishes for more & more…
:handshake::sparkling_heart::+1:

Caro @TravellerG, Sono pronto per la mia prossima avventura. Andrò in Francia per trovare il passaggio navigabile tra il Mar Mediterraneo e il Canale della Manica. Partirò da Chalon-sur-Saône, dove solitamente arrivano le navi da crociera fluviale dal Mediterraneo. L’obiettivo è raggiungere Parigi in bicicletta, seguendo il percorso navigabile che, si spera, sia percorribile con una barca.

Questo viaggio mi serve per documentarmi e scrivere il mio prossimo romanzo in modo accurato. Le mie storie devono essere sempre realistiche e basate su fatti reali, non sulla fantascienza.

Un grosso abbraccio dall’Italia.

Ciao

Paolo

Ohh… okay… Best wishes for all the success.

That you always emphasize… great :+1:.
Regards
:bouquet::sparkling_heart::+1:

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