Quest'anno il convegno del GIROS (Gruppo Italiano Ricerca Orchidee Spontanee) si è svolto a [Cerchiara di Calabria] , a pochi chilometri dal Mar Ionio. Già cinque anni fa avevamo esplorato la Calabria alla ricerca dei nostri fiori preferiti, ma un po' più a sud, a Roccella Ionica, nei pressi dei luoghi di ritrovamento dei Bronzi di Riace.
La varietà e la quantità di orchidee riscontrate sono state impressionanti sotto entrambi gli aspetti. Tuttavia, su suggerimento del mio amico Roberto, mi sono recato a visitare anche un piccolo paesino arroccato su uno sperone roccioso a 450 metri d'altitudine, a picco sulle [Gole del Raganello]. Queste ultime sono un vero spettacolo della natura lungo 17 chilometri, stretto tra due alte pareti lisce e verticali che superano i 600 metri d'altezza. Qui i più avventurosi praticano canyoning e torrentismo, ma — dopo il dramma del 2018 — l'accesso è consentito solo con guide autorizzate. In quell'occasione, un violento temporale ingrossò il torrente travolgendo gli escursionisti e causando dieci morti e numerosi feriti.
Il borgo di Civita è un'enclave di origine albanese, come altri territori in Calabria. Qui tutti i cartelli e le insegne, sia pubbliche sia private, riportano la doppia dicitura in italiano e in albanese (Arbëresh). È una località montana e suggestiva, caratterizzata da case antiche, alcune delle quali presentano caratteristiche antropomorfe: sono le cosiddette "Case di Kodra", dedicate all'artista Niko Kroda. Osservandole, non si può non pensare alle opere cubiste, sebbene vi si scorga anche un forte richiamo all'architettura povera locale, legata alla terra. Grazie all'uso di materiali essenziali, il risultato si fonde armoniosamente con il paesaggio aspro del Parco Nazionale del Pollino.
La chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta mostra una chiara impronta orientale, immediatamente identificabile dalla maestosa iconostasi; tuttavia, il rito praticato è quello cattolico bizantino, dunque in piena comunione con il Papa.
Ma per vedere la vera "star" di Civita bisogna armarsi di passo spedito e buon fiato. Una discesa ripida, seppur pavimentata, conduce a un dislivello di circa 200 metri dove si incontra il Ponte del Diavolo. Si tratta della ricostruzione del ponte medievale — considerato all'epoca il più antico della Calabria — che fu purtroppo spazzato via da una violenta piena nel 1998. Ricostruito con le medesime tecniche antiche e inaugurato nel 2005, il ponte svetta per 36 metri sul greto del torrente. È facile immaginare quale massa d'acqua sia stata necessaria per abbatterlo, e quanto sia pericoloso avventurarsi nelle gole senza la certezza di condizioni meteo assolutamente sicure.
Ma guarda un po' che fortuna, arriva un fuoristrada al parcheggio improvvisato vicino al ponte. A malavoglia salgo, non sarei mai arrivato in hotel in tempo per la cena dovendo fare la risalita a piedi e ormai il buio sta calando, cinque euro ben spesi!





