Nell’immaginario collettivo, la capitale olandese viene identificata troppo spesso come la città dei coffeeshop e del quartiere a luci rosse. Le stesse campagne di marketing “I Amsterdam” cercano di andare oltre gli stereotipi. Amsterdam è molto di più tutto questo. Ma allora cos’è realmente Amsterdam?
“Da Van Gogh ad un tattoo, pedalando cerco te”, cantavano i Timoria: questa frase riassume in poche parole la “morbida realtà” di Amsterdam. Su e giù dai canali, in tram o in bici: già perché ad Amsterdam la bici è una filosofia di vita. Si dice che ce ne siano più di mezzo milione nelle sue innumerevoli piste ciclabili. Ogni giorno, infatti, un terzo degli abitanti utilizza i fiets (biciclette, talvolta un po’ arrugginite) per muoversi in città.
Se fino a qui abbiamo iniziato a capire qualcosa in più di questa città, viene spontaneo però, a questo punto, chiedersi: “Ma che cosa determina il carattere di Amsterdam? E soprattutto chi?”. Ecco le domande a cui cerca di rispondere la stupenda mostra “Amsterdam DNA”, ospitata qualche anno fa dall’Amsterdam Museum. La risposta al primo quesito potrebbe essere compendiata nei quattro valori che da sempre caratterizzano Amsterdam: lo spirito imprenditoriale, la virtù civica, la creatività, la libertà di pensiero. Da tempo immemore tali caratteri si uniscono dando vita a una città versatile dove spirito commerciale e proverbiale tolleranza si intrecciano in un connubio che contraddistingue la capitale olandese rispetto alle altre città. Per rispondere alla seconda domanda “Chi determina il carattere di questa città?” mi sono lasciato invece ispirare dall’articolo “ The Ghosts of Amsterdam ” (“I fantasmi di Amsterdam”) apparso sul New York Times nel settembre del 2013, scritto da Russel Shorto, giornalista e storico statunitense, autore del libro “ Amsterdam: A History of the World’s Most Liberal City” .
Il testo racconta la storia della “città più liberale del mondo” dalle sue origini, passando attraverso l’età dell’oro (la cosiddetta Golden Age ) e arrivando fino ai giorni nostri. Sono dunque dei fantasmi che da anni costituiscono il DNA della capitale olandese? Shorto racconta nel suo articolo che, mentre passeggia nelle vie di Amsterdam, ha la sensazione di imbattersi in luoghi dove la presenza dei personaggi che hanno segnato la storia della città sia oggi più viva che mai. Già, perché è proprio questo ciò che si prova camminando tra i canali, partendo da Rembrandtplein passando per piazza Dam, per giungere fino alla casa di Anna Frank. Per poi di nuovo immergersi nei capolavori di Van Gogh a Museumplein, a due passi da dove ha vissuto per qualche tempo Etty Hillesum. Questi luoghi sono tuttora gli uomini e le donne che li hanno abitati. La lista di persone illustri che hanno contribuito a costituire nel tempo il DNA di questa città è molto lunga: ho dovuto citarne solo alcune.
E quindi, grazie anche ai personaggi sopra citati che rivivono ancora nelle sue vie, Amsterdam non sembra mai invecchiare. Amsterdam, che ha festeggiato non molto tempo fa i suoi primi 1000 compleanni, è in realtà una città giovane sotto molti aspetti, nata da un acquitrino di pescatori – quando Utrecht era già un importante centro della cultura e dell’istruzione – che attrae ogni anno studenti e lavoratori da ogni parte del globo. Sono i cosiddetti “expat”, che deriva da espatriate , gli espatriati. E pensare che nonostante tutto Amsterdam ancora oggi è una “città di passaggio”. Più dei 2/3 degli attuali Amsterdammer (gli abitanti di Amsterdam) è nato altrove. Insomma, ad Amsterdam si viene e si va.




